You are here: Home Attivita' extracurriculari Concorso Letterario COOP
Document Actions

Concorso Letterario COOP

by didattica last modified 12-02-2010 15:40

Studenti del LICEO CLASSICO (Istituto XXV Aprile) si aggiudicano il concorso promosso dalla Sezione Soci Coop di Pontedera. (NEW) Il tema vincitore del Primo Premio

Il premio

Si è svolta sabato 6 febbraio la premiazione del concorso letterario bandito dalla sezione locale dei soci Coop e rivolto a tutti gli studenti del terzo e quarto anno di tutti gli istituti superiori di Pontedera.

Gli studenti erano chiamati a realizzare un tema sulla crisi economica e culturale che sta investendo il mondo occidentale.

Ogni studente poteva concorrere con un solo tema.

Hanno partecipato al concorso 56 studenti di tre Istituti della città.

I premiati

Al momento della premiazione, che si è svolta alla presenza della Presidente della sezione soci, sig.ra Marinella Volpi, dell’assessore alla cultura del comune di Pontedera, Stefano Tognarelli e della commissione giudicatrice, sono risultati vincitori:

  • 1 premio: MARIA FRANCESCA GHIARA (350 euro)
  • 2 premio: BIANCA LEMMI (300 euro)
  • 3 premio: CAMILLA RETINI (250 euro)
  • 4 premio: PIETRO ANTONIO SPINELLI (200 euro)
  • 5 premio: CATERINA PUCCINELLI (150 euro)
  • 6 premio ex aequo: ALESSIA PELLEGRINI – NATASHA BECUZZI – MARTINA MARINARI – SILVIA BERTELLI (50 euro ciascuno)

 

Immagini dell'evento

Da /extra/coop/images.html

 

Il tema vincitore (1° Premio)

 

*L’ALBA DI UN NUOVO GIORNO* 

(1° premio concorso Soci Coop)

 

 C’era una volta un mondo dorato dove molte persone vivevano nel benessere e
nella felicità, un mondo dove nessuno credeva alla povertà, perché la vedeva
soltanto in televisione. Ma un giorno, improvvisamente, le cose cambiarono
e, come in un brutto sogno, anche i più ricchi si ritrovarono ad essere
davvero poveri: una grande crisi aveva colpito tutto il mondo e aveva
sconvolto l’intera economia, bruciando in un attimo molta di quella
ricchezza che gli uomini ingenuamente credevano di aver accumulato.
Questo potrebbe essere l’inizio di una fiaba, magari con lieto fine.
Purtroppo, questo, è accaduto veramente: un giorno di fine estate,
inverosimilmente, una bufera di incredibile forza si è abbattuta sui mercati
finanziari e sulle economie di tutto il mondo, sconvolgendole. In realtà già
da tempo voci autorevoli preannunciavano l’arrivo di questo cataclisma
economico, legato al cattivo andamento dell’economia americana e soprattutto
alla crisi del credito. Ma fino a quando la tv non ci ha proposto le
immagini degli impiegati della banca d’affari Lehaman Brothers che
abbandonavano gli uffici con gli scatoloni contenenti i loro oggetti
personali, noi non ci abbiamo creduto. Dopo lo spettro della crisi del 1929
si è affacciato alla mente di tutti, soprattutto quando gli indici delle
borse mondiali hanno cominciato la loro apparentemente inarrestabile corsa
al ribasso e le notizie delle multinazionali in difficoltà, se non
addirittura in saldo, rimbalzavano da un notiziario all’altro. Ben presto la
crisi iniziata negli Stati Uniti, per effetto della globalizzazione e della
stretta connessione dei mercati finanziari di tutto il mondo, ha avuto
ripercussioni sull’economia mondiale, innescando un periodo di recessione
economica sia per i paesi più industrializzati che per quelli emergenti. In
realtà questa recessione economica è l’aspetto più evidente di un processo
di decomposizione di un ordine sociale incentrato sull’adorazione del denaro
e su quella falsa felicità che esso può procurare. Già nel 1968 Robert
Kennedy affermava: “Non troveremo mai un fine per la nazione né una
personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico,
nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito
nazionale sulla base dell’indice Down-Jones, né i successi del paese sulla
base del PIL”. Ma queste sue parole, come le altre del famoso discorso, sono
rimaste inascoltate e il capitalismo, abbandonato completamente ogni
comportamento etico, si è nutrito dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e
dell’uomo sull’ambiente, con i risultati che appaiono oggi sotto i nostri
occhi.  Ma questa economia basata su sempre nuovi bisogni e sulla crescita
del PIL è l’unica praticabile? L’attuale crisi economica dovrebbe
rappresentare un’occasione per riesaminare gli accordi economici globali e
le dottrine economiche prevalenti . Negli ultimi anni si sono verificati dei
grandi cambiamenti nell’economia mondiale, per esempio nelle fonti di
risparmio globali, nelle riserve e nel Pil, ma questi non hanno avuto ancora
ripercussioni sulle nostre istituzioni e sugli accordi economici a livello
mondiale. Quindi, come afferma Benjamin Barber, questa crisi può costituire
l’inizio di una riforma globale per rinnovare la democrazia, cambiare,
modernizzare la società e cercare di ridare fiducia alla gente. Con i
consumatori più consapevoli ed attivi si può ristabilire un equilibrio tra
l’economia e il sociale.
Perciò “occorre mettere al centro del sistema l’individuo e la società, e
sottolineare che i mercati servono a soddisfare le necessità di questi
soggetti.” Se prima il consumatore acquistava dei beni materiali per la sola
soddisfazione di possedere, adesso quello stesso consumatore è portato a
prestare attenzione ai suoi consumi e, quindi, cerca di ridurre le sue spese
al necessario. Infatti il continuo parlare della crisi e il timore della sua
durata, oltre all’aumentare dei prezzi che riducono il potere d’acquisto
dell’individuo, costituiscono un freno naturale alla folle corsa al consumo.
Certamente questo “fare più attenzione” si ripercuote sull’economia delle
aziende che producono beni di consumo in relazione alla richiesta degli
acquirenti. A partire dal consumatore attento che decide di non sperperare
denaro in oggetti non necessari, si innesca una reazione a catena che
prevede un impoverimento di aziende e industrie, con la conseguenza di
migliaia di persone disoccupate. E se un giorno tra quei disoccupati ci
fossimo noi, come ci apparirebbe il mondo oscurato dalla crisi? Certamente
la situazione per coloro che hanno perso il lavoro e si trovano con una
famiglia da mantenere è molto complicata, soprattutto in questa società che
ti chiede ancora di consumare e di restare al passo con i tempi che, al
contrario dell’economia che si è bloccata, fuggono via, veloci.
Allora, oltre a una crisi economica, ci troviamo di fronte a una crisi
culturale: la realtà di oggi e, probabilmente, del domani, non ci sta
imponendo di cambiare completamente vita, ma di modificare le nostre
abitudini. Non dobbiamo chiudere il nostro portafoglio, ma semplicemente
aprirlo quando è necessario. Prima o poi la crisi finanziaria passerà, la
recessione finirà, ma il mondo e i suoi abitanti non saranno più quelli di
prima. Infatti, al di là degli effetti economici e degli effetti umani e
sociali provocati, la crisi suggerisce una riflessione sugli atteggiamenti
etici assunti dell’uomo in questo arco di tempo. “La crisi ci riporterà
sulla buona strada per superare la cultura degli eccessi, dell’arroganza,
dell’avidità, della corruzione che ha fin qui dominato. Occorre un
cambiamento naturale dei valori: un ritorno alla cortesia, al rispetto delle
minoranze, alla tolleranza, che avrà riflesso anche nel mondo del lavoro.”
Come suggerisce James Heckman, premio Nobel per l’economia, questa crisi
aiuterà l’individuo a ritrovare quei valori, quelle norme e quelle virtù,
che evitano di trasformare la competizione nel mercato in un’autentica
giungla. Senza una base etica il capitalismo diventa un’economia di rapina,
pronta a calpestare i piccoli risparmiatori e le classi più povere. Per
questo motivo è necessario trovare un nuovo modo di agire che tuteli tutti,
senza distinzioni,  anche i paesi più deboli. E se per tutti i paesi, in
particolare quelli industrializzati, si renderà necessario predisporre
riforme a lungo termine che potenzino la stabilità e la trasparenza del
sistema finanziario oltre a norme che tutelino lo stesso consumatore dei
prodotti finanziari, per tutti noi sarà opportuno ripensare al nostro
sistema di vita, che tende a un consumo quasi violento, a un’euforia
ingiustificata di possedere e spendere sempre di più, in favore di un
“consumismo consapevole” che ci aiuti a ritrovare noi stessi. In fondo, il
“PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della
loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la
bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari,
l’intelligenza del nostro dibattere… Non tiene conto né della giustizia dei
nostri tribunali né dell’equità dei rapporti tra di noi. Il PIL non misura
né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la
nostra conoscenza, né la nostra compassione... Misura tutto, in breve,
eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

 

Maria Francesca Ghiara
Liceo Classico XXV Aprile

 

 -ma

« May 2012 »
Su Mo Tu We Th Fr Sa
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31
Libernauti-2.gif

Libernauti-2.gif

 

This site conforms to the following standards: