Caffè letterario
Il gruppo di lavoro è
coordinato da due insegnanti, Luigi
Cioni e Lucia Stefanini, ma la parte attiva è svolta dagli studenti!
Ad ogni incontro i partecipanti si accordano sul titolo del libro, che ognuno leggerà individualmente, e che sarà commentato il mese successivo insieme e liberamente, appassionatamente…. e qualche volta anche ferocemente.
La partecipazione è assolutamente facoltativa; si può partecipare anche una sola volta (ma spesso dopo il primo incontro non si può fare a meno di presentarsi anche agli appuntamenti successivi) e si può arrivare anche senza aver finito di leggere il libro.
Quando è possibile vengono invitati anche gli autori.
Piccole regole
"non scritte": non ci sono insegnanti in cattedra, non si fanno esercizi
di alcun genere; i testi selezionati per la lettura non fanno parte dei
tradizionali programmi scolastici, anche perché vengono scelti sempre libri
freschi di stampa, o vecchi di pochi anni.
Buona norma, al momento inviolata: l’incontro si conclude sempre con la merenda
per tutti.
Contatti:
Caffè letterario - di Giulia Vagelli - II B Liceo Classico
Sì lo so, lo
so. “Caffè letterario” può sembrare un nome altisonante, e per certi versi
anche un po’ snob, “roba da secchioni”,per dirla in gergo. In realtà nasconde
qualcosa di molto più semplice di quanto si possa pensare. Tranquilli, non si
richiedono particolari doti intellettive.
Niente di intellettualoide o cervellotico, insomma.
“Caffè” e “letteratura”? Che hanno a che fare l’uno con l’altro? Azzardo: il caffè letterario è come un incontro a metà strada tra il bar e la scuola, anzi (lo ammetto) la scuola sta dove sta sempre e ci ospita per un’oretta e poco più, è il bar ad andarle incontro, portandovi per quel breve tempo il relax e la tranquillità che lo caratterizzano.
E poi il caffè. Ovvio.
Ma anche il caffè non viene mai solo, di solito l’incontro si conclude proprio nell’ora della merenda e come fare ad andare via senza prendere almeno una fetta di dolce?
Cosa c’è, dunque, di più piacevole della lettura di un buon libro accompagnata al caffè e ad una sana e nutriente merenda?! Che poi il libro non va nemmeno letto per forza!
Si può comunque partecipare alla discussione, la quale solitamente spazia su diversi argomenti che spesso esulano dal libro in questione. Quest’ultimo resta il più-che-valido pretesto per aprire il dibattito: all’inizio, nella stanza, sovrano incontrastato è un silenzio imbarazzante, ma appena qualche coraggioso prende la parola e inizia a dire la sua, (“dire la sua”: cogliamo l’occasione perché non sono molte le volte che ci viene chiesto di “dire la nostra” con la piena libertà di espressione che ciò implicherebbe!), ecco che immediatamente la conversazione si anima. Anche il più timido sente il bisogno di contribuire. Si tratta proprio di dare un contributo a tutti gli effetti, di arricchire gli altri con le proprie considerazioni e riflessioni, di non limitarsi, per una volta, a leggere un libro e custodirne il segreto, ma a parlare di un libro e farne tesoro.
La cosa più bella è accorgersi che uno stesso libro può essere letto e interpretato in mille modi diversi.
Certo è che, anche se leggere il libro è facoltativo, partecipare al caffè letterario non può non voler dire amare la lettura, o quantomeno, sforzarsi di farlo. I libri da leggere li scegliamo tra di noi ed è quasi una regola non proporre mai di leggere saggi o libri che sappiano un po’ troppo di scuola (e a chi verrebbe in mente?!), di solito si propongono libri di recente pubblicazione o romanzi di vario genere, nessuno escluso!
Il fatto di stare seduti in cerchio già ci fa capire che è cambiato qualcosa da quando, solo poche ore prima, eravamo nella stessa scuola, incollati al nostro banco a prendere appunti, o, ancora peggio, ad essere interrogati.
Nessuno di fronte ma tutti a fianco, tutti che abbiamo letto lo stesso libro, tutti che vogliamo “dire la nostra”, tutti che vogliamo dire che ci è piaciuto molto, tutti che vogliamo dire che non abbiamo mai letto un libro così brutto in tutta la nostra vita.
Anche questo, perché no, siamo liberi di dire.
